il parto
A cura di
Specialista in Ostetricia e Ginecologia: Dott.ssa Lucia Floris
Ostetrica: Dott.ssa Valeria Saruis
Ostetrica: Dott.ssa Alice Musinu
Gli operatori della
clinica ostetrica sono consapevoli che
l’assistenza alla nascita
richiede la conoscenza dell’ unità gestante-feto, della coppia
genitoriale, del contesto familiare, del contesto sanitario.
Tutte queste relazioni
interagiscono nel determinare
“l’esperienza nascita”.
Prendersi cura della donna significa valutarla nella sua complessità
di persona, con i suoi trascorsi, le sue emozioni, paure , ansie e
limiti. L’ attuale medicalizzazione ha
fatto si che l’attenzione si sia concentrata sull’ evento biologico.
E’ innegabile che l’assistenza ospedaliera, il miglioramento delle
cure ostetriche, le nuove tecniche chirurgiche, hanno ridotto i
tassi di mortalità e morbilità materno-fetale. Affinché la nascita
sia veramente un’esperienza felice è assolutamente necessario che
venga garantito un livello ottimale di sicurezza ed adeguata
assistenza. Noi operatori sanitari abbiamo un compito speciale
“Umanizzare l’ esperienza ospedaliera”
mettendo in atto
particolari accorgimenti al fine di rendere l’ atmosfera più
familiare e serena. Oggi negli incontri di
“Accompagnamento alla nascita”
affrontiamo e discutiamo problematiche inerenti la maternità, la
paternità, il travaglio, il parto in ospedale.
Offriamo strumenti che
rinforzano le competenze della donna, che la spronano a trovare un
atteggiamento istintivo nei confronti del parto. Aspiriamo ad un
ambiente incoraggiante e protettivo, non esiste
“un modo migliore per partorire”,
sarà la gestante stessa a scegliere. Collaborano: l’ostetrica, il
ginecologo, l’anestesista, il pediatra, la puericultrice.


. Il ricovero

Viene ricoverata in ospedale per
decisione del medico di guardia, previa valutazione
anamnestico-clinica- strumentale,
la gestante nelle seguenti
condizioni:
-la gestante in travaglio di parto attivo
-la gestante in prodromi di travaglio di parto
-la gestante che necessita dell’induzione del travaglio di
parto
-la gestante che deve essere sottoposta a taglio cesareo
Il 90% delle gravidanze con un
feto singolo e presentazione di vertice non hanno complicanze.
Quasi tutte queste donne possono
partorire spontaneamente.
E’ necessario, però, stabilire una
netta divisione tra la fisiologia e la patologia utilizzando tabelle
predefinite con relativo score che mettano così in evidenza le
gravidanze a basso rischio.

2.
L’assistenza ostetrica
L’ assistenza ostetrica consiste nell’ accoglienza
e presa in carico della gestante, nella comunicazione con la
partoriente, nella conduzione del travaglio e assistenza al parto
fisiologico, nell’ esecuzione di varie procedure, nell’ individuare
situazioni potenzialmente patologiche nelle quali deve essere
richiesto l’intervento del medico.
Si
definisce come fisiologico un travaglio di parto:
-
insorto spontaneamente ;
-
età gestazionale compresa tra 37-41 settimane;
-
gravidanza singola;
-
presentazione di vertice;
-
accrescimento fetale nei limiti della norma;
-
condizioni cliniche materne normali;
-
anamnesi ostetrica negativa.
L’ostetrica inizia a conoscere e a prendersi cura della gestante
assegnatale,attraverso:
- tracciato cardiotocografico
-
anamnesi e compilazione della cartella clinica
-
visita ostetrica con eventuale amnioscopia
-
tampone vaginale
- valutazione della PA,
frequenza cardiaca, temperatura corporea,
- esame urine rapido
- esami ematochimici,
elettrocardiogramma
- accesso venoso durante la fase attiva del travaglio
La
donna viene informata con chiarezza riguardo le varie procedure
poiché l’uso della tecnologia
è un
aiuto importante per assicurare o ristabilire il processo
fisiologico.

3. Assistenza al travaglio
Il 1°stadio
o periodo dilatante
In
tale periodo distinguiamo una fase latente, durante la quale le
contrazioni determinano alcune modificazioni cervicali (appianamento
e dilatazione fino a 3-
L’ostetrica segue questa fase attraverso la compilazione del
partogramma.
o
Il partogramma
È la rappresentazione grafica dell’andamento del travaglio di parto.
Il corretto impiego del partogramma rappresenta uno strumento
fondamentale per valutare oggettivamente il procedere fisiologico
del
parto.
L’ostetrica esegue
la visita vaginale
ogni 2
ore circa ( o in base all’andamento del travaglio)
con guanto sterile per valutare la progressione del travaglio.
Annota così sul partogramma: la dilatazione, la consistenza, la
posizione, il grado di raccorciamento o appianamento del collo, la
discesa della parte presentata nello scavo pelvico, la presentazione
e la posizione,l’integrità delle membrane amnio-coriali. Inoltre,
verranno registrate la frequenza cardiaca fetale, la durata e
frequenza delle contrazioni, la pressione arteriosa materna, i
farmaci eventualmente somministrati nel corso del travaglio e
l’attuazione dell’analgesia peridurale.
Dal classico partogramma di Friedman, si sono evoluti vari
modelli che riportano due diverse
linee. Una linea, detta “di attenzione”,
descrive l’andamento della dilatazione cervicale (1 cm/ora),
l’altra, a destra, detta “di azione”, che indica il prolungamento
del travaglio. Se la linea della dilatazione va oltre quella
d’azione sicuramente il travaglio è prolungato e bisognerà chiedere
l’intervento del medico.
o
Monitoraggio materno-fetale durante la fase attiva del 1°stadio
L’ostetrica verifica:
-
frequenza cardiaca fetale
controlla il colore del liquido qualora le
membrane dovessero essere rotte
-
la pressione arteriosa e la temperatura
-
svuotamento spontaneo della vescica ogni 2 ore
-
l’assunzione da parte della partoriente di pasti leggeri (pane, fette
biscottate, marmellata,frutta) o bevande zuccherate
o
Posizioni e deambulazione della partoriente
Garantiamo alla donna la
presenza di una persona di sua fiducia
sia durante il travaglio che durante il parto. La presenza del padre può essere d'aiuto e deve essere
incoraggiata. Il sostegno morale e le dimostrazioni d'affetto
diminuiscono l'ansia. Inoltre, la condivisione del travaglio tende a
creare un forte legame tra i genitori e tra i genitori e il bebè.
La
donna viene lasciata libera di assumere le posizioni a lei più
confortevoli, utilizza la sua biancheria, può
ascoltare musica. L’ostetrica consiglia alla donna di
assumere determinate posizioni qualora queste siano più favorevoli
alla progressione del travaglio.
Le
posizioni sono le seguenti:
Posizione del sonno (decubito laterale)
La donna gravida è sdraiata sul fianco, preferibilmente quello
sinistro, con le gambe distese o flesse; è possibile mettere un
cuscino tra le gambe per favorire il rilassamento.
È una posizione che permette il riposo e, inoltre, favorisce
l’ossigenazione del bambino prevenendo la
sindrome da ipotensione
supina. Può essere consigliata in caso di deflessione della
testa del bambino per favorire il suo corretto posizionamento e
agevolare la discesa lungo il canale del parto.
Posizione eretta
La gestante è in piedi o appoggiata al partner o al letto. Per
alleviare il dolore della contrazione, la gestante può ondeggiare
col bacino e farsi massaggiare la zona lombare e sacrale dove.
È una posizione consigliata durante la seconda fase del travaglio
(fase dilatante) poiché, sfruttando la forza di gravità, favorisce
la discesa del vostro bambino all’interno del bacino.
Posizione carponi (genupetturale)
La gestante è inginocchiata e piegata in avanti in modo che, le
spalle siano più in basso rispetto al bacino e le braccia allungate
in avanti.
Questa posizione è, generalmente, in caso di posizioni occipito
iliache posteriori (destra o sinistra) per agevolare la rotazione.
Può essere accompagnata dal dondolio del bacino e, inoltre, allevia
il dolore lombare dato dalle contrazioni favorendo la pratica di
massaggi.
È importante perché neutralizza la sensazione di
“premito” (voglia di
spingere), quando ancora la dilatazione non è completa.
Questa posizione può essere utilizzata durante la fase dilatante del
travaglio.
Posizione del gatto
La gestante è inginocchiata e piegata in avanti in modo da sostenere
il proprio peso con le braccia.
Questa posizione permette di praticare massaggi nella zona lombare,
di dondolare il bacino o inarcare la schiena e rilassarla (come un
gatto arrabbiato), rilasciando la muscolatura e allevando il dolore
durante la contrazione. Può essere utilizzata durante la fase
dilatante del travaglio però può risultare stancante per la gestante
quindi non deve essere assunta per lunghi periodi.
Posizione della farfalla
La gestante è seduta sul letto con le gambe piegate davanti a lei in
modo che le piante dei piedi si tocchino oppure, alcune donne
preferiscono sedersi con le gambe incrociate in modo da sostenere la
pancia con le stesse. Può essere una posizione rilassante che
permette di muovere le gambe su e giù e sopportare meglio il
travaglio (fase dilatante).
Posizione inginocchiata
La gestante è inginocchiata sul letto, piegata leggermente in avanti
appoggiata al partner o su alcuni supporti.
Questa posizione permette di sfruttare la forza di gravità
agevolando la discesa del bambino all’interno del bacino materno.
Inoltre permette di eseguire movimenti ondulatori del bacino e di
praticare massaggi alla schiena e alla zona lombare. Può essere
utilizzata durante la fase dilatante del travaglio.
Posizione accovacciata
La gestante si accovaccia durante la contrazione (per assecondare la
voglia di spingere) per poi risollevarsi durante la pausa tra una
contrazione e l’altra. I suoi piedi sono appoggiati al pavimento, o
sul letto, e può essere sostenuta dal partner che si posiziona
dietro di lei e, sostenendola ponendo le sue braccia sotto le
ascelle di lei, l’aiuta ad abbassarsi e risollevarsi,
incoraggiandola nella spinta. Se il partner non è presente e non c’è
nessuna persona con la gestante, essa può mantenersi in equilibrio
tenendosi ad un altro appoggio. In ogni caso c’è sempre il sostegno
dell’ostetrica/o.
Questa posizione sfrutta la forza di gravità e facilita la fase
finale del travaglio (periodo
espulsivo), in quanto aumenta la sensazione di
“premito” e favorisce la
discesa del bambino lungo il canale del parto fino alla sua nascita.
Questo è possibile perché la posizione accovacciata aumenta
l’apertura dei diametri del bacino creando più spazio per il bambino.
o
Controllo del benessere fetale
La cardiotocografia
verrà eseguita in modo intermittente in relazione alle condizioni
cliniche.
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Se il tracciato è rassicurante lo si
pratica per 20 minuti:
- frequenza di base normale, 110-160 bpm
- variabilità buona, 5 bpm fra le
contrazioni
- presenza di accelerazioni, aumento
transitorio della FCF
≥ 15 bpm, della durata ≥ 15
sec
- assenza di decelerazioni
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Invece il monitoraggio diventa continuo
quando:
- la linea di base risulta
<110 bpm o >160 bpm
- presenza di decelerazioni
- comparsa di fattori di rischio
intrapartum

Il colore del liquido amniotico in caso di
membrane rotte viene osservato ed annotato
o
Tricotomia e Clistere
Non
esistono evidenze scientifiche per raccomandare l’impiego routinario
del clisma evacuativo, né la
necessità della tricotomia completa.
Si
provvede alla eliminazione della peluria soltanto nella zona in cui
eventualmente verrà praticata l’episiotomia. Si invita, inoltre, ad
andare di corpo e
svuotare la vescica regolarmente per evitare traumatismi della
stessa ed agevolare la discesa dalla testa fetale.
o
Amniorexi
Indica la rottura provocata delle membrane amnio-coriali attraverso
un apposito strumento, l’amniotomo. Tale procedura permette di
valutare le caratteristiche del liquido amniotico, e nel 60% delle
nullipare e nel 95% delle pluripare assicura un’attività contrattile
efficace. Qualora venisse effettuata prima del raggiungimento della
dilatazione completa, essa deve avvenire previa consultazione del
medico di guardia. Durante l’esecuzione dell’amniorexi deve essere
percepito il battito cardiaco fetale.
In seguito può essere praticata
l’infusione di ossitocina (5 UI di Syntocinon in 500 cc di soluzione
fisiologica) affinché il travaglio non si prolunghi troppo.
2° stadio o periodo espulsivo
È il periodo in cui, raggiunta la dilatazione
completa, il feto percorre il canale del parto fino alla nascita. La
gestante avverte una nuova sensazione: il premito e dice, infatti, di
avere “voglia di spingere”. Può durare dai 30 minuti fino a 2 ore. Viene
suddiviso in 2 fasi:
- fase 1: va dalla dilatazione completa al raggiungimento delle spine
ischiatiche da parte della parte presentata
- fase 2 : va dal raggiungimento del pavimento pelvico alla nascita.
Nel periodo espulsivo l’ostetrica:
- consiglia l’utilizzo di posizioni verticali;
- invita la donna a spingere solo se ella avverta la sensazione di
premito;
- registra la frequenza cardiaca fetale mediante cardiotocografia ogni
2 contrazioni
per un minuto
immediatamente dopo la contrazione.
Non sono necessarie continue esplorazioni vaginali
per valutare la discesa della parte presentata. Nel momento in cui la
parte presentata ha raggiunto il piano perineale invita la donna ad
assumere la posizione litotomica per una più agevole assistenza.
Durante questo periodo il feto compie la rotazione interna, e la
nuca si trova sotto la sinfisi pubica. La vagina si dilata e il muscolo
elevatore dell’ano si divarica. La testa esce dai genitali della madre
effettuando un movimento di estensione.
A questo punto le spalle, entrate nella piccola
pelvi, compiono una rotazione e si dispongono lungo il diametro antero-
posteriore. Dunque, la testa compie la rotazione esterna. L’ostetrica
poggia le mani sulla testa e esercita una leggera trazione agevolando il
disimpegno delle spalle. Il resto del corpo esce con facilità. Libera le
prime vie aeree da eventuali mucosità e clampa il cordone ombelicale con
due pinze di kocher e recide tra di esse.
Poggia il bimbo sulla pancia della mamma favorendo
così questo primo legame, e solo dopo, lo consegna alle cure del
pediatra-neonatologo.
o
Episiotomia
L’episiotomia viene
praticata previa anestesia locale o in analgesia peridurale.
L'incisione chirurgica del perineo viene eseguita solo se il perineo non
si distende adeguatamente e ostacola il parto.
Appare opportuno optare per un uso
restrittivo e non profilattico dell’episiotomia, riteniamo altresì che
la sua efficacia a prevenire le lacerazioni vagino-perineali sia
talmente elevata da consigliarne un uso esteso in particolare nelle
nullipare.
Noi utilizziamo l’incisione
medio-laterale sinistra con un angolo di 45°. Con questo tipo di
incisione, di solito, non si corre il rischio di interessare lo sfintere
o il retto.

o
3°stadio o secondamento
Inizia dopo la nascita del bambino e finisce con la fuoriuscita della
placenta.
L’ostetrica,a questo punto:
- valuta la perdita ematica
- svuota la vescica mediante un
catetere non permanente, qualora la vescica non sia stata svuotata prima
del parto
- se la donna lo richiede preleva del
sangue dal cordone ombelicale
- attende la fuoriuscita spontanea
della placenta esercitando una delicata trazione sul funicolo quando
l’utero è contratto
- dopo l’espulsione esamina l’aspetto
degli annessi (dimensione della placenta,inserzione del funicolo,
presenza di irregolarità) e ne valuta la completezza.
- non è necessario esplorare la cavità
uterina di routine.
- immediatamente dopo l'espulsione
della placenta somministra un farmaco ossitocico (10 UI di ossitocina IM
o, se è in corso un'infusione
EV, 10-20 mU/l) per agevolare una valida contrazione dell'utero.
- ispeziona accuratamente la vagina e
il collo dell’utero per escludere o riparare eventuali lacerazioni
- controlla lo stato di una eventuale
episiotomia
- verifica che l'utero sia ben
contratto
- deterge i genitali e li protegge con
una garza sterile
o
Post-partum
L’ostetrica sorveglia le prime due oro che seguono il parto e valuta:
-
i parametri vitali (frequenza cardiaca, pressione
arteriosa e temperatura)
-
l’emostasi uterina
-
il colorito
-
il sensorio
-
la diuresi
La madre messa a proprio agio in un ambiente confortevole può avere
accanto un familiare. In questo momento è importante promuovere un primo
contatto con il bambino e l’attaccamento al seno.
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4.
Trattamento del travaglio distocico
Come sopra indicato il corretto impiego del
partogramma pone in condizione di
identificare con tempestività le deviazioni dalla
norma del travaglio di parto, per
quanto riguarda la progressione della dilatazione,
e la discesa della parte presentata che può esprimersi in un
rallentamento o in una accelerazione.
In tal caso, e nel momento in cui compaiano delle
complicanze materne e/o fetali è richiesto l’intervento del medico
ginecologo.

